Episodio numerato (rassegna/discussione, non intervista) Voci: Stefano, Paolo, Alessio Durata target: ~70 minuti Preparato il: 13 agosto 2026
Linea narrativa dell’episodio (la frase che tiene insieme tutto):
In questa settimana tutti hanno detto “open” e tutti hanno detto “agente”. Il problema è che le due parole hanno smesso di significare la stessa cosa per tutti — e intanto chi decide ha cambiato sedia.
Quattro macro argomenti, in quest’ordine. Ogni blocco ha una tesi, le cose da dire e la frase che porta al blocco dopo. Chi dice cosa lo decidiamo in registrazione. Ogni riferimento a una fonte è cliccabile e porta alla scheda corrispondente nella Sezione 2.
Filo conduttore: in una settimana tutti hanno detto “open” e tutti hanno detto “agente” — ma le due parole hanno smesso di significare la stessa cosa per tutti. E intanto chi decide ha cambiato sedia.
Partire a freddo dalla citazione della discussion su Qwen: un utente scrive che stanno vendendo la vision come un DLC di un videogioco. Poi il ribaltone: questa settimana sono usciti sei modelli che si dichiarano tutti open, e nessuno dei sei è aperto nello stesso modo. Mentre litigavamo sulle licenze, in Google se ne andava Jeff Dean.
Manus non si anticipa: sta nel finale.
Fonti: #1 Qwen3.8 · #2 MiniMax H3 · #3 LTX-2.5 · #5 Nemotron e #9 Muse Glimmer come contro-esempi
Tesi: in sette giorni la parola “open” è stata usata per indicare quattro cose diverse. Da sola non serve più a niente.
Le cose da dire:
Vale la pena litigare su: tenere la vision fuori dai pesi ha ragioni vere di costo e di safety, o è solo monetizzazione?
Ponte verso il blocco 2: i due modelli che passano il test sono anche i due più piccoli — 30B, 3B attivi. E sono piccoli per un motivo preciso: devono fare i sub-agent.
Fonti: #7 Grok 4.6 · #8 Grok Bot · #10 Muse Code + Muse Spark 1.2 · #9 Muse Glimmer · #5 Nemotron
Tesi: è saltato l’ultimo pezzo di finzione. L’agente non è più un chatbot con dei tool: è un processo che gira per ore, ha una macchina sua e fa login con le tue credenziali.
Le cose da dire:
/plan e /goal. Il dettaglio che tradisce tutto è l’event log locale per il recovery dopo un crash — il crash recovery lo metti solo quando le sessioni durano abbastanza da poter crashare. Un case study ottimizza kernel GPU Hopper con oltre 1.000 tool call.Vale la pena litigare su: “impara guardandoti una volta” è vero o è una demo? E comunque un bot che prepara una demo e un bot che tocca il CRM di produzione non sono lo stesso rischio.
Ponte verso il blocco 3: tutti questi agenti però, a fine sessione, dimenticano. Muse Code si salva un event log, noi ci salviamo i file markdown. Dwarkesh questa settimana ha scritto che è esattamente lì che si romperà tutto.
Fonte: #4 Dwarkesh Patel, con richiami a #8, #10 e #6
Tesi: quando il deployment diventa training non cambia la tecnologia, cambia l’economia.
Le cose da dire:
Vale la pena litigare su: questo è il disaccordo vero dell’episodio. Se il vantaggio si accumula solo con la scala, l’open weight smette di essere un’alternativa e diventa un hobby — oppure è esattamente il contrario, e il modello piccolo locale con adattamento personale è l’unica risposta possibile al lock-in.
Ponte verso il blocco 4: se il vantaggio si accumula così, chi è avanti va più veloce e chi si ferma perde mesi. Quindi la domanda diventa chi sta in cabina di regia — e in questa settimana sono cambiati parecchi piloti.
Fonti: #11 Google DeepMind · #6 Manus · #12 Xiaomi
Tesi: la partita non si gioca più solo sui modelli, ma su chi li dirige, chi può comprare chi, e chi decide di aprire.
Le cose da dire:
Giro finale su una domanda: qual è la parola che nel 2027 avrà smesso di significare quello che significa oggi?
Consiglio pratico: prima di scrivere “usiamo un modello open” in una slide, passagli i cinque assi del blocco 1. E se stai costruendo su un agente che accumula contesto, chiediti oggi come lo esporti — Manus insegna.
🔗 https://huggingface.co/Qwen/Qwen3.8-2.4T-A95B/discussions/13
Qwen3.8 è un MoE da 2.4T parametri totali / 95B attivi (512 esperti, 10 routed + 1 shared, 92 layer, ibrido Gated DeltaNet + Gated Attention), contesto nativo 262k estendibile a ~1M, con numeri da frontier: GPQA Diamond 92.6, Terminal Bench 2.1 86.6, SWE-bench Pro 67.7. La discussion #13 racconta però l’altra metà: i pesi rilasciati sono solo testo, senza vision e senza il contesto da 1M della versione Max cloud, mentre la pagina porta la licenza “qwen3.8-max”. L’utente NodeLinker parla apertamente di logica DLC: funzionalità ormai standard messe dietro un paywall. Cita Kimi K3 come contro-esempio che rilascia tutto. La community concorda: senza vision non si arriva SOTA.
🔗 https://www.minimax.io/blog/minimax-h3
Modello omni generalista: comprende testo, immagini, video e audio, e genera video fino a 15 secondi in 2K con audio stereo nativo. Quattro pezzi architetturali dichiarati: H3-Contextual Omni Representation (il linguaggio come ponte interpretativo tra modalità), H3-VAE (tokenizer con rapporto di compressione 4× superiore), H3-Omni Transformer (separa il carico computazionale tra comprensione e generazione, +30% throughput), H3-In-context Regeneration (rigenerazione in-context per il dettaglio ad alta risoluzione). Sul prezzo: a 2K il costo per secondo generato è “meno di un terzo dei modelli tradizionali”. I pesi arriveranno “nei prossimi giorni, soggetti alle leggi e normative applicabili” — una formula che pesa parecchio, come si vede al punto 3.
🔗 https://ltx.io/model/ltx-2-5
Foundation model video open weights. Novità: multi-shot nativo (personaggio, ambiente, luce e voce coerenti tra inquadrature), 4K HDR nativo, workflow RAW per le pipeline di finishing, durata automatica del clip, prompt adherence migliorata (text encoder Gemma 4 12B + prompt enhancer) e un nuovo decoder, Diffusion Fidelity Rendering, che alloca il compute in base alla complessità della scena. Gira da 16GB di VRAM, deployment on-prem/edge/API, gratis sotto i 10M$ di ARR, fine-tunabile sui propri dati. Velocità: 10s di image-to-video in 6.8s on-prem (MiniMax H3 180s, Kling 3.0 Pro 398s) e miglior punteggio artefatti (0.28). In pagina, una tabella comparativa attacca frontalmente l’apertura “condizionale” dei rivali.
🔗 https://www.dwarkesh.com/p/era-of-continual-learning
Pubblicato il 7 agosto 2026. La premessa: senza continual learning nessuna AI potrà svolgere un lavoro intero, perché costringerla a passarsi file di appunti da una sessione all’altra è come imparare il sassofono in fila indiana — uno studente che non ha mai suonato prova, scrive due pagine di note, le passa al successivo che non ha mai suonato, e così via. Non esiste sequenza di testo che permetta all’N-esimo di suonare: a un certo punto l’esperienza deve entrare nel cervello. Da qui in poi Dwarkesh non discute se ci arriveremo, ma cosa cambia il giorno dopo — e quasi tutto quello che elenca è economico e politico, non tecnico. Il sottotitolo del pezzo è già una presa di posizione: “bloccare adesso una regolamentazione sulla sicurezza dell’AI è un errore”.
Le otto tesi:
🔗 https://huggingface.co/nvidia/NVIDIA-Nemotron-3.5-Lightning-30B-A3B-NVFP4
MoE ibrido Mamba-2 + layer MoE con attention selettiva: 30B totali / 3B attivi, quantizzazione NVFP4 con calcolo FP4 nativo su Blackwell GB200 e W4A16 su Hopper/Ampere. Contesto validato a 1M token, speculative decoding DSpark per abbattere la latenza. Benchmark: MMLU Pro 81.62, GPQA Diamond 75.57, SWE-bench Verified 52.80, long-context AA-LCR 49.19. Licenza OpenMDW-1.1, permissiva per uso commerciale. Il target dichiarato è esplicito e va notato: agenti autonomi long-running, sub-agent workhorse e inferenza locale efficiente su hardware personale — DGX Spark (GB10), H100, GB200. Inglese più sei lingue, oltre ai linguaggi di programmazione.
🔗 https://www.geopolitechs.org/p/manus-unaccquired
L’11 agosto Manus scrive agli utenti: tornerà a operare come società indipendente. Alcuni utenti dovranno fare backup dei dati entro il 23 agosto e ripristinarli dal 25; i dati generati dal 29 dicembre 2025 in poi verranno cancellati nel mezzo. Quella data non è casuale: è il giorno in cui Meta annunciò l’acquisizione di Manus per oltre 2 miliardi. A gennaio 2026 il Ministero del Commercio cinese ha aperto una verifica sulla conformità dell’operazione. Il “ritorno all’indipendenza” somiglia quindi a una separazione: reset della struttura operativa, della proprietà dei dati e dei confini di compliance. Nel breve, il costo lo pagano fiducia degli utenti e continuità di task, file e workflow accumulati.
🔗 https://x.ai/news/grok-4-6
Rilasciato il 12 agosto 2026, è il modello xAI pensato esplicitamente per agenti di lunga durata e lavori interattivi ambiziosi: mantiene il focus su task multi-step (ricerca, analisi, sviluppo software) e fa più self-testing e verifica lungo percorsi lunghi, con risultati migliori su progetti visivi e interattivi. Raggiunge la parità con GPT-5.6 Sol sull’Artificial Analysis Intelligence Index (score 61) ed eccelle su CursorBench (69.9%) e DeepSWE (65.9%). Prezzi: 2$/M token input, 6$/M output, doppio per la variante fast; nella prima settimana utilizzo raddoppiato gratis su Grok Build e Cursor. Disponibile via console x.ai, Cursor, Grok Build, OpenRouter, Vercel e Cloudflare.
🔗 https://x.ai/news/introducing-grok-bot
Agenti AI presentati come colleghi di lavoro. Ogni Bot ha un computer proprio in cloud, fa login negli strumenti che già usi e lavora tra le app — senza pretendere API pulite. Impara un workflow osservandolo una volta, ricorda preferenze e contesto tra conversazioni, comunica via messaggi come farebbe una persona e può coordinarsi con altri Bot in parallelo. Casi d’uso interni dichiarati: outbound sales con scoring e email personalizzate, preparazione demo e controllo ambienti, gestione della pipeline CRM, follow-up clienti, bug fixing. Disponibile in beta su macOS, iOS e su X per abbonati SuperGrok Heavy, Cursor Ultra e Cursor Teams Premium; le aziende sono in waitlist.
🔗 https://research.meta.ai/blog/introducing-muse-glimmer-open-agentic-model
Meta Superintelligence Labs rilascia un modello agentico da 30B pensato per girare sul dispositivo, senza dipendenza dal cloud: architettura compatta ottimizzata per hardware consumer e un encoder di percezione dedicato per input multimodali (testo e immagini). Pesi su Hugging Face con licenza Apache 2.0. Le capacità valutate sono quelle che contano davvero per un agente: completamento di task end-to-end, tool calling affidabile, ragionamento multi-step, recovery dagli errori, input multimodale e oltre 100 lingue. Confrontato con Gemma 4 31B e Qwen3.6 27B, “performa bene per la sua classe”. Il posizionamento è esplicito: agenti locali sempre disponibili, con reattività e privacy prima della potenza bruta.
🔗 https://research.meta.ai/blog/introducing-muse-code-and-muse-spark-1-2
Muse Code è un coding agent da terminale (beta) alimentato da Muse Spark 1.2, modello ottimizzato per software engineering. Affronta task complessi su repository grandi: pianificare le modifiche, scrivere il codice, validare i risultati. Include agenti asincroni in background, un event log locale per il recovery dopo un crash e skill integrate come /plan, /grill, /goal. Muse Spark 1.2 è addestrato estensivamente su coding long-horizon, inclusa la generazione di interi repository, e dichiara risultati superiori su Terminal-Bench 2.1, DeepSWE 1.1 e benchmark interni Meta; un case study ottimizza kernel GPU NVIDIA Hopper con oltre 1.000 tool call. Disponibile oggi in Muse Code e via Meta Model API.
🔗 https://www.implicator.ai/google-deepmind-hassabis-steps-aside-jeff-dean-exit
⚠️ Nota per i conduttori: implicator.ai non era raggiungibile in fase di preparazione (DNS). La sintesi è ricostruita da Axios, CNBC, TechRepublic e Fortune del 5–10 agosto 2026. Verificare i dettagli prima di citarli a voce.
Demis Hassabis lascia il ruolo di CEO di Google DeepMind per diventarne chairman, aggiunge il titolo di chief scientist di Alphabet e continua a guidare Isomorphic Labs. Koray Kavukcuoglu, oggi CTO dell’unità, diventa SVP e riporta direttamente a Sundar Pichai. Jeff Dean lascia Google dopo 27 anni, insieme a Sanjay Ghemawat, Oriol Vinyals e Quoc Le, per fondare Discovery Loop, public benefit corporation su machine learning, scienza e ingegneria. Sullo sfondo: morale basso, esodo di talenti e Gemini 3.5 Pro in ritardo di mesi, mentre OpenAI e Anthropic corrono.
🔗 https://insideai.news/news/robotics/xiaomi-open-sources-embodied-ai-foundation-model-xiaomi-robotics-1/7082/
Xiaomi rilascia in open source il suo foundation model per l’AI embodied, Xiaomi-Robotics-1, addestrato su oltre 100.000 ore di dati UMI (Universal Manipulation Interface) e rifinito su oltre 10.000 ore di dati cross-embodiment. Non è solo il modello: l’azienda pubblica la pipeline completa dal post-training su robot reali fino al deployment, con il codice per le valutazioni comparative, su GitHub e Hugging Face. È una sfida diretta ai sistemi proprietari di Figure AI e Tesla e allinea Xiaomi ad approcci aperti come LeRobot. Mancano però dettagli su architettura e parametri, cosa che potrebbe frenarne l’adozione iniziale.
Tre citazioni da leggere ad alta voce:
Da verificare prima di registrare:
Se si sfora: il punto più comprimibile è Grok 4.6, che si può ridurre ai soli numeri (il contenuto vero è Grok Bot). Il punto da non tagliare mai sono le due conseguenze scomode del blocco 3, che sono la tesi dell’episodio.
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